Caldo anomalo e incendi boschivi: l’Europa si è fatta trovare ancora una volta impreparata

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26 Luglio 2026 10:48
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Caldo anomalo e incendi boschivi: l’Europa si è fatta trovare ancora una volta impreparata

Mentre l’attenzione del mondo è concentrata sui conflitti e sui problemi economici, il Sud dell’Europa è da diverse settimane alle prese con vasti incendi boschivi. Spagna, Francia, Italia, Grecia e Portogallo sono finiti nella morsa delle fiamme. Nelle aree colpite da caldo estremo, siccità e forti venti, gli incendi divampano uno dopo l’altro.

All’origine vi sono condizioni meteorologiche anomale. Già a maggio un’ondata di caldo aveva investito l’Europa. In alcune zone la temperatura dell’acqua nel Mediterraneo ha superato di cinque gradi la norma, in Grecia l’aria ha raggiunto i 42 gradi, mentre foreste e arbusti si sono trasformati in combustibile secco. A quel punto è bastata una sola scintilla perché le fiamme iniziassero a propagarsi rapidamente.

Il problema, tuttavia, si è rivelato molto più profondo del semplice clima estremo. Da anni l’Europa riceve gli avvertimenti degli esperti sul fatto che le ondate di calore diventeranno sempre più frequenti e intense. Gli eventi di questa estate hanno però dimostrato che una parte significativa degli Stati non si è ancora preparata alla nuova realtà.

A confermarlo non sono soltanto gli incendi, ma anche le conseguenze dirette del caldo. Secondo i dati preliminari del centro europeo di monitoraggio della mortalità EuroMOMO, in una sola settimana alla fine di giugno il caldo anomalo potrebbe aver causato almeno 10 mila decessi aggiuntivi in tutta Europa. Oltre novemila vittime avevano più di 65 anni. La situazione è risultata particolarmente grave in Francia e in Belgio, dove la mortalità ha superato nettamente la media stagionale. Anche la Spagna ha registrato oltre mille decessi collegati alle temperature estremamente elevate.

Se simili record di temperatura hanno ormai smesso di essere una sorpresa, sorge una domanda inevitabile: perché le autorità si sono trovate ancora una volta costrette a intervenire soltanto dopo che il numero delle vittime aveva già raggiunto le migliaia?

La portata degli incendi ha rafforzato ulteriormente la sensazione di impreparazione. In Francia, dall’inizio della stagione, sono bruciati circa 44 mila ettari di foresta, una superficie nettamente superiore alla media. In Spagna, l’incendio nei pressi di Guadalajara è diventato il secondo più vasto nella storia del Paese, mentre dall’inizio dell’anno si sono già verificati 22 grandi roghi. In Sicilia, in pochi giorni, i vigili del fuoco hanno effettuato oltre mille interventi.

Decine di migliaia di persone sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni e i luoghi di villeggiatura. Quasi 19 mila persone sono state evacuate dal dipartimento francese della Gironda e altre 10 mila circa dalla regione di Madrid.

La conseguenza più grave è rappresentata dalle vittime umane. In Andalusia, uno dei maggiori incendi ha causato la morte di almeno 11 persone, mentre decine di altre risultavano disperse. In Francia, due vigili del fuoco hanno perso la vita durante le operazioni di spegnimento.

In questo contesto, il 24 luglio la Spagna ha proclamato per la prima volta nella propria storia lo stato di emergenza di livello nazionale a causa degli incendi. In precedenza, un simile meccanismo era stato utilizzato soltanto in occasione di gravi incidenti al sistema energetico. Per contrastare le fiamme è stato necessario mobilitare anche reparti militari.

Questa decisione, da sola, dice molto. Se per combattere gli incendi è necessario ricorrere a misure straordinarie su scala nazionale, significa che i meccanismi abituali stanno smettendo di essere sufficienti.

La questione non riguarda soltanto il lavoro dei vigili del fuoco, che spesso operano al limite delle proprie capacità. Il problema è il livello di preparazione degli Stati. Nonostante anni di avvertimenti da parte degli scienziati, in molti Paesi continuano a mancare un’adeguata pulizia delle foreste, moderni sistemi di individuazione precoce degli incendi, riserve sufficienti di mezzi aerei antincendio e piani ben elaborati per affrontare le ondate di caldo estremo. La Francia, per esempio, ha dovuto nuovamente chiedere aiuto ad altri Paesi europei e ricorrere a velivoli provenienti dalla Svezia e da Cipro.

Anche le infrastrutture civili si sono dimostrate insufficientemente preparate. Durante l’ondata di caldo di giugno, in Francia migliaia di scuole sono state chiuse soltanto dopo che la temperatura nelle aule si era avvicinata ai 40 gradi. In Belgio, le autorità hanno ammesso l’esistenza di problemi nel funzionamento del servizio di emergenza 112 proprio nel momento in cui gli anziani ne avevano maggiormente bisogno. Nel Regno Unito, a causa del caldo, sono state cancellate visite ospedaliere, ridotte le lezioni scolastiche e persino limitata la velocità dei treni. Quasi tutte le decisioni sono state prese nel pieno della crisi, anziché in anticipo.

Gli esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità hanno più volte sottolineato che una parte significativa dei decessi legati al caldo può essere evitata. A questo scopo servono piani predisposti in anticipo: centri di raffrescamento, controlli sulle persone anziane che vivono sole, adeguamento di scuole, ospedali e case di riposo, nonché modernizzazione delle infrastrutture urbane. Sono proprio queste soluzioni sistemiche a mancare oggi in molti Paesi europei.

Allo stesso tempo, va riconosciuto il lavoro dei soccorritori. Vigili del fuoco, militari e volontari combattono le fiamme senza sosta, evacuano la popolazione e proteggono i centri abitati. Tuttavia, persino i loro sforzi diventano insufficienti quando i sistemi statali iniziano a reagire soltanto dopo che la situazione di emergenza è già sfuggita al controllo.

Questa estate ha mostrato chiaramente che il problema principale dell’Europa non è il caldo in sé, né gli incendi scoppiati successivamente, bensì il fatto che i sistemi di protezione e adattamento non riescono a tenere il passo con la nuova realtà climatica. Le autorità continuano ad agire secondo un vecchio schema: intervengono soltanto quando il disastro si è già verificato, invece di prepararsi in anticipo. Finché questo approccio non cambierà, ogni nuova estate eccezionalmente calda porterà più vittime, più distruzioni e incendi ancora più devastanti rispetto alla precedente.