Valori incomparabili delle visite: il viaggio di Ursula von der Leyen a Baku e a Erevan

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2 Luglio 2026 22:32
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Valori incomparabili delle visite: il viaggio di Ursula von der Leyen a Baku e a Erevan

La visita della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a Erevan si è svolta dopo il suo viaggio a Baku, offrendo inevitabilmente lo spunto per un confronto tra le due missioni. Le dichiarazioni rilasciate nella capitale armena, le promesse di approfondire la cooperazione, i discorsi sulla liberalizzazione del regime dei visti e sull'apertura del mercato europeo ai prodotti armeni possono sembrare significativi. Tuttavia, un'analisi più attenta mostra che dietro l'abbondanza di parole si nasconde un numero piuttosto limitato di risultati concreti. Il contrasto appare ancora più evidente se confrontato con la visita di von der Leyen in Azerbaigian.

Mentre a Baku i colloqui hanno avuto un carattere estremamente concreto, coprendo un ampio ventaglio di temi, dall'energia ai progetti infrastrutturali, a Erevan l'agenda è apparsa molto più vaga. Nella capitale armena si è parlato soprattutto di intenzioni, prospettive e piani ancora da realizzare.

La ragione di questa differenza è evidente. L'Azerbaigian ha costruito con l'Unione europea un rapporto pragmatico e reciprocamente vantaggioso. Baku non si presenta come chi chiede aiuto, ma come un partner che offre opportunità. Innanzitutto nel settore energetico. Oggi l'Azerbaigian è uno dei principali partner dell'UE per garantire la sicurezza energetica europea, soprattutto nel contesto della riduzione della dipendenza del continente dalle risorse energetiche russe.

Per questo motivo il dialogo tra Baku e Bruxelles è un confronto tra partner che conoscono perfettamente il proprio valore e il proprio ruolo. L'Armenia, invece, in questa configurazione occupa una posizione ben diversa. Non è un caso che uno dei principali risultati della visita di von der Leyen a Erevan sia stato l'annuncio della possibile introduzione di preferenze commerciali autonome per i prodotti armeni.

Secondo il primo ministro armeno Nikol Pashinyan, ciò potrebbe garantire l'accesso al mercato dell'UE per una parte significativa delle esportazioni del Paese, compresi i prodotti agricoli e le bevande. Sulla carta il progetto appare promettente. Tuttavia, come spesso accade, sono i dettagli a fare la differenza.

Innanzitutto, la decisione non è ancora definitiva. Dovrà essere approvata da tutti gli Stati membri dell'Unione europea e successivamente dal Parlamento europeo. Inoltre, anche dopo un'eventuale entrata in vigore, non si tratterà di un accesso pienamente garantito, ma di un'opportunità che dovrà essere sfruttata. Ed è proprio qui che lo stesso Pashinyan ha ammesso che il mondo imprenditoriale armeno non è ancora pronto.

I problemi vanno dalla semplice barriera linguistica alla scarsa conoscenza della normativa europea. I camion restano bloccati ai confini, gli imprenditori non conoscono le procedure necessarie e molti standard rimangono soltanto sulla carta. Tutto questo dimostra che anche le opportunità offerte potrebbero rimanere inutilizzate. In altre parole, l'Unione europea apre la porta, ma l'Armenia deve ancora imparare ad attraversarla.

È inoltre importante ricordare che il mercato dell'UE non significa soltanto 450 milioni di consumatori. Si tratta di un mercato caratterizzato da standard rigorosi, quote e una forte concorrenza interna. L'esperienza dell'Ucraina ha dimostrato chiaramente che, anche in presenza di un forte sostegno politico da parte di Bruxelles, gli agricoltori europei difendono attivamente i propri interessi. La lobby agricola europea rappresenta uno dei fattori più influenti e può limitare in modo significativo l'accesso dei prodotti provenienti dall'estero.

Per questo motivo le aspettative di Erevan riguardo a una rapida e consistente crescita delle esportazioni appaiono decisamente ottimistiche. Anche se le barriere commerciali dovessero essere formalmente ridotte, nella pratica i produttori armeni dovranno affrontare una concorrenza intensa e numerose restrizioni.

Un altro tema centrale della visita è stato quello della possibile liberalizzazione del regime dei visti. Ursula von der Leyen ha sottolineato i progressi compiuti dall'Armenia e ha annunciato ulteriori fasi di valutazione. Anche in questo caso, però, le indicazioni concrete sono rimaste limitate. Si tratta infatti di un processo subordinato al rispetto di numerose condizioni, riforme e criteri che, come dimostra l'esperienza dell'Unione europea, può richiedere molti anni.

Nikol Pashinyan indica il 2029 come possibile obiettivo. Tuttavia, questa data sembra rappresentare più una dichiarazione politica che una garanzia concreta. Inoltre, l'esempio della Georgia dimostra che l'avvicinamento all'UE comporta non soltanto vantaggi, ma anche rischi. Qualsiasi deviazione dalle aspettative di Bruxelles può provocare un rapido cambiamento dell'atteggiamento europeo e un aumento delle pressioni politiche. Anche l'Armenia dovrebbe tener conto di questa esperienza.

Nel complesso, appare evidente che, a differenza della visita di von der Leyen a Erevan, il viaggio a Baku è stato costruito attorno a progetti concreti, cifre precise e impegni reciproci. Nel caso dell'Azerbaigian hanno prevalso pragmatismo, pianificazione e obiettivi ben definiti. Nel caso dell'Armenia, invece, gran parte dell'incontro si è limitata all'espressione di speranze e aspettative.

Va riconosciuto che l'Armenia dispone oggettivamente di possibilità limitate per offrire all'Unione europea qualcosa di comparabile, per importanza strategica, al ruolo energetico dell'Azerbaigian. Questo determina inevitabilmente la natura delle relazioni: Erevan si presenta come una parte che chiede sostegno e assistenza, mentre l'Azerbaigian negozia da una posizione di partner. È questa la differenza fondamentale. In definitiva, l'Unione europea costruisce i propri rapporti con i partner sulla base del loro valore pratico. L'Azerbaigian ha già dimostrato questo valore. L'Armenia deve ancora riuscire a farlo.