L'Azerbaigian può aprire all'Europa una nuova rotta per l'energia verde

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5 Luglio 2026 14:10
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L'Azerbaigian può aprire all'Europa una nuova rotta per l'energia verde

Il cavo energetico sottomarino sul fondo del Mar Caspio, destinato a collegare Kazakistan, Uzbekistan e Azerbaigian, sta passando dalle dichiarazioni politiche alla fase degli studi ingegneristici. L'obiettivo di raggiungere 5 GW entro il 2030, la registrazione della Green Corridor Alliance a Baku, l'intenzione del Tagikistan di aderire al progetto e le prime conclusioni incoraggianti della società italiana di ingegneria e consulenza Centro Elettrotecnico Sperimentale Italiano (CESI), incaricata di elaborare lo studio di fattibilità, dimostrano che l'iniziativa procede più rapidamente della maggior parte dei progetti energetici infrastrutturali transfrontalieri.

Il Corridoio Verde Energetico del Caspio ha ormai superato la fase dell'iniziativa politica, entrando in quella della realizzazione concreta. L'idea di costruire una linea sottomarina ad alta tensione per trasportare energia rinnovabile dall'Asia centrale all'Azerbaigian e successivamente all'Europa ha già assunto una forma ben definita su più livelli. Nel maggio 2024 Kazakistan, Uzbekistan e Azerbaigian hanno firmato un memorandum d'intesa sul progetto. Nel novembre dello stesso anno, durante la conferenza COP29 a Baku, i leader dei tre Paesi hanno sottoscritto un accordo di partenariato strategico. Nel luglio 2025 è stata costituita a Baku la joint venture Green Corridor Alliance. Oggi il progetto entra nella fase della valutazione ingegneristica e i primi risultati dello studio di fattibilità vengono già definiti dagli specialisti come "molto promettenti".

CESI, incaricata dalla Banca Asiatica di Sviluppo (ADB) della preparazione dello studio di fattibilità della prima fase del progetto, ha avviato i lavori nel gennaio 2026. Lo studio valuta la sostenibilità del corridoio energetico proposto dal punto di vista tecnico, economico, normativo e ambientale. Le sue conclusioni costituiranno la base di quello che CESI definisce "uno dei più ambiziosi corridoi energetici verdi che collegheranno l'Asia centrale all'Europa". A Baku si è svolto il seminario inaugurale dedicato alla prima fase dello studio, durante il quale CESI ha presentato una sintesi dei risultati preliminari, giudicati "molto promettenti", illustrando inoltre la metodologia adottata e il programma delle attività future. La conclusione dello studio è prevista per l'inizio del 2027. Il progetto è finanziato attraverso sovvenzioni della Banca Asiatica di Sviluppo e della Banca Asiatica d'Investimento per le Infrastrutture (AIIB), con un costo complessivo di un milione di euro.

Il Corridoio Verde Energetico del Caspio punta a integrare 5 GW di capacità da fonti rinnovabili entro il 2030 lungo l'intero asse Caspio-Mar Nero. Lo studio di fattibilità, del valore di un milione di euro, è interamente finanziato dalla Banca Asiatica di Sviluppo e dalla Banca Asiatica d'Investimento per le Infrastrutture. Ognuno dei tre operatori nazionali dei Paesi fondatori detiene una quota identica del 33,3% nella Green Corridor Alliance. Il completamento della prima fase dello studio è previsto per l'inizio del 2027 e sarà proprio questo documento a determinare le decisioni successive sul progetto.

Le stime relative alla produzione di energia su cui si fonda l'ambizione del corridoio appaiono più solide rispetto a molti progetti analoghi, poiché si basano su contratti concreti e non su ipotesi teoriche. Il solo Uzbekistan ha prodotto nel 2025 circa 10,5 miliardi di kWh di energia solare ed eolica. Entro la fine del 2026 il Paese intende portare tale valore a 15 miliardi di kWh e raggiungere entro il 2030 una capacità installata di 21 GW da fonti rinnovabili. Ciò consentirà un risparmio annuo di 18 miliardi di metri cubi di gas naturale e una riduzione delle emissioni pari a 25 milioni di tonnellate. La regione kazaka di Mangystau, individuata come principale nodo occidentale del progetto, dispone di alcune delle migliori risorse eoliche dell'intero bacino del Caspio. Proprio qui gli investitori stranieri avevano già pianificato consistenti investimenti nel settore eolico. Il corridoio non nasce per trasportare capacità produttive ancora inesistenti, ma per esportare energia già disponibile che necessita di un accesso ai mercati internazionali.

Lo schema progettuale prevede la realizzazione di due cavi, un elemento fondamentale per valutare la reale tempistica dell'iniziativa. La sfida tecnologica principale riguarda infatti l'attraversamento del Mar Caspio mediante un cavo sottomarino HVDC (corrente continua ad alta tensione) che collegherà la regione kazaka di Mangystau con l'Azerbaigian. Il punto più profondo del Mar Caspio raggiunge i 1.025 metri, una profondità che non rappresenta un ostacolo tecnologico insormontabile per la posa del cavo. Rimane tuttavia aperta la questione giuridica relativa all'autorizzazione dei lavori, poiché la Convenzione sullo status giuridico del Mar Caspio del 2018 risolve solo parzialmente il problema delle rivendicazioni sovrapposte degli Stati interessati dal tracciato.

L'attraversamento del Mar Nero, dal porto georgiano di Anaklia a Costanza in Romania, costituisce un progetto separato ma strettamente collegato. Il cavo sottomarino del Mar Nero, lungo circa 1.500 chilometri, viene sviluppato nell'ambito dell'iniziativa europea Global Gateway e coinvolge Azerbaigian, Georgia, Romania e Ungheria. L'infrastruttura trasporterà verso il sistema energetico europeo l'energia rinnovabile prodotta nel Caucaso meridionale. Lo studio di fattibilità, anch'esso realizzato da CESI, ha confermato la fattibilità tecnica del progetto, stimandone il costo della prima fase tra 3,1 e 3,7 miliardi di euro. Nel dicembre 2025 il progetto è stato inserito nell'elenco dei Progetti di Interesse Comune dell'Unione Europea. Per l'Europa, il valore del corridoio caspico dipende interamente dalla realizzazione del cavo del Mar Nero. Senza un collegamento occidentale attraverso l'Azerbaigian, l'energia rinnovabile proveniente dall'Asia centrale sarebbe destinata esclusivamente al già saturo mercato interno azero.

Il nuovo fattore Tagikistan

La scorsa settimana si è verificato un evento destinato a modificare sensibilmente le prospettive del corridoio. Il 23 giugno 2026 è stato annunciato che il Tagikistan è interessato ad aderire al Corridoio Verde Energetico. L'importanza del Paese risiede nel suo enorme potenziale idroelettrico. Circa il 97% dell'energia nazionale proviene infatti da centrali idroelettriche, tra cui la gigantesca diga di Nurek, con una capacità di 3.015 MW, e la centrale di Rogun, ancora in costruzione, che una volta completata raggiungerà una capacità di 3.600 MW e ospiterà la diga più alta del mondo. L'energia idroelettrica rappresenta la fonte rinnovabile più adatta a colmare il divario tra la capacità attuale e l'obiettivo di 5.000 MW previsto dal corridoio. A differenza dell'energia solare ed eolica, soggetta alle condizioni meteorologiche, l'idroelettrico garantisce una produzione stabile e programmabile, caratteristica molto più apprezzata dalle aziende energetiche europee.

Uno studio da un milione di euro rappresenta una cifra minima se confrontata con le dimensioni dell'infrastruttura in esame. Il solo cavo del Mar Caspio, il cui costo sarà uno dei principali risultati dello studio, potrebbe valere diversi miliardi di euro, una cifra paragonabile al progetto del cavo del Mar Nero, il cui primo lotto è stimato tra 3,1 e 3,7 miliardi di euro. La questione che emergerà inevitabilmente dopo il completamento dello studio, previsto per l'inizio del 2027, sarà quindi una sola: chi finanzierà il progetto? La Banca Asiatica di Sviluppo e la Banca Asiatica d'Investimento per le Infrastrutture hanno già destinato 2 milioni di dollari alla fase di studio e appaiono destinate a svolgere il ruolo di principali istituzioni finanziarie anche nella successiva fase di finanziamento. A queste potrebbero aggiungersi la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS), il fondo europeo Global Gateway e persino fondi sovrani sauditi, considerando l'interesse già manifestato dal Ministero dell'Energia dell'Arabia Saudita.

Il ruolo dell'Azerbaigian dipenderà direttamente dalla soluzione della questione finanziaria. La posizione geografica di Baku rende il Paese l'unica porta del Mar Caspio verso l'Europa attraverso la quale può transitare l'energia proveniente dalla regione. Una funzione analoga l'Azerbaigian la svolge già nel settore del gas naturale. La realizzazione della linea elettrica AZURE, lo sviluppo del cavo sottomarino del Mar Nero nell'ambito dei progetti europei e la registrazione della Green Corridor Alliance a Baku rappresentano elementi di una stessa strategia. Il ministro dell'Energia dell'Azerbaigian, Parviz Shahbazov, ha dichiarato che il Corridoio Verde Transcaspico è pienamente coerente con la strategia nazionale di diversificazione delle esportazioni energetiche, fondata sulla posizione geografica del Paese. Come nel caso dei gasdotti, anche questa volta l'Azerbaigian punta a diventare un ponte energetico, ma non per le molecole di gas, bensì per gli elettroni. All'inizio del 2027 diventerà chiaro se il progetto riuscirà a passare dalla fase dello studio di fattibilità a quella del finanziamento concreto. Per Kazakistan e Uzbekistan si tratta di una questione strategica, poiché la loro crescente produzione di energia verde necessita di un accesso stabile e affidabile ai mercati internazionali.