Il governatore della Banca d’Italia ritiene che stia iniziando l’era della dedollarizzazione

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11 Dicembre 2025 14:51
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Il governatore della Banca d’Italia ritiene che stia iniziando l’era della dedollarizzazione

Uno dei membri di vertice della Banca centrale europea e governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, ritiene che il sistema monetario globale stia gradualmente entrando in un’era di dedollarizzazione.

Panetta ha sottolineato che non si tratta del crollo del dollaro né di una sua rapida scomparsa dai regolamenti internazionali, come riporta l’agenzia Bloomberg.

Tuttavia, i cambiamenti strutturali accumulatisi nel corso degli anni indicano sempre più chiaramente la formazione di una nuova architettura multipolare, in cui diverse valute verranno utilizzate come strumenti paritari nelle transazioni globali e come riserve di valore.

Già oggi si osserva un indebolimento dei fattori tradizionali che per decenni hanno garantito il predominio incontrastato della valuta statunitense. La crescita delle grandi economie, lo sviluppo di centri finanziari alternativi, il rafforzamento delle integrazioni regionali e il cambiamento della struttura del commercio mondiale fanno sì che il dollaro non sia più l’unico ancoraggio del movimento dei capitali globali.

Ciò che vent’anni fa sembrava impensabile è ora entrato a far parte delle discussioni strategiche a livello delle banche centrali.

Le dichiarazioni di un regolatore europeo di così alto livello riflettono non solo un’opinione esperta, ma anche le reali aspettative delle istituzioni finanziarie occidentali riguardo alla futura trasformazione dell’ordine monetario internazionale.

Il presupposto chiave di questi cambiamenti è la diversificazione delle riserve mondiali. I Paesi che dipendevano dalla liquidità in dollari e che erano costretti a tener conto delle specificità della politica monetaria statunitense cercano sempre più spesso di ridurre la propria vulnerabilità.

Il passaggio a un modello multivalutario consente agli Stati di bilanciare i flussi finanziari, attenuare i rischi politici esterni e garantire la sostenibilità delle strategie nazionali di sviluppo. Proprio questo approccio Panetta definisce naturale e di lungo periodo: le forze strutturali agiscono lentamente, ma in modo inevitabile.

Dal punto di vista economico, la dedollarizzazione comporta una serie di vantaggi fondamentali. In un sistema in cui un solo Paese controlla la valuta che serve l’intero mondo, si crea uno squilibrio: la politica della Federal Reserve influisce inevitabilmente sulle condizioni finanziarie di decine di Stati, i cui cicli macroeconomici possono differire sensibilmente da quello americano.

Un sistema multipolare distribuisce l’influenza e riduce la probabilità di shock globali provocati da variazioni dei tassi o da programmi di irrigidimento quantitativo.

L’interesse verso valute alternative cresce sia nei Paesi in via di sviluppo sia nelle grandi economie europee e asiatiche. Anche se l’euro e lo yuan non possiedono ancora tutte le caratteristiche di una valuta di riserva globale pienamente affermata, il loro potenziale si rafforza: i mercati dei capitali si ampliano e si approfondiscono, aumenta il volume dei regolamenti internazionali, si intensifica l’integrazione politica e finanziaria.

La dedollarizzazione appare economicamente giustificata. Il mondo si trova in una fase di transizione strutturale, in cui una concentrazione eccessiva di funzioni in un’unica valuta genera rischi sproporzionati.

Il modello multivalutario, al contrario, distribuisce tali rischi e favorisce la stabilità dei flussi globali di capitale. Questo approccio non è in contrasto con gli interessi degli Stati Uniti, ma richiede un adattamento delle istituzioni finanziarie globali.

In ultima analisi, ne beneficiano tutti: gli Stati ottengono maggiore autonomia nella politica macroeconomica, le imprese condizioni di regolamento più flessibili e minori oscillazioni valutarie, e il sistema globale una maggiore resilienza agli shock esterni.

Il passaggio a un nuovo assetto della finanza internazionale non sarà rapido. Si tratta di un processo che si estenderà per anni, ma la sua direzione non può più essere ignorata.

La crescita di blocchi valutari regionali, l’espansione dei pagamenti in valute nazionali e i cambiamenti tecnologici, comprese le valute digitali delle banche centrali, creano le premesse per un equilibrio qualitativamente nuovo.

È proprio in questo scenario che la futura configurazione dell’economia mondiale potrebbe risultare più stabile, più equa e orientata a una cooperazione multilaterale.