Nel suo discorso annuale sullo stato dell'Unione europea, Ursula von der Leyen ha dedicato particolare attenzione ai collegamenti di trasporto tra Europa e Asia. La presidente della Commissione europea ha annunciato l'intenzione di mobilitare fino a 12 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati per lo sviluppo del Corridoio di Mezzo.
I fondi dovrebbero essere stanziati nell'ambito dell'iniziativa Global Gateway. Tra gli obiettivi dichiarati figurano la diversificazione delle rotte di trasporto, la triplicazione dei flussi commerciali e la riduzione dei tempi di transito delle merci entro il 2030. Per raggiungere questi obiettivi, l'UE intende sviluppare la rotta attraverso il Caucaso meridionale e l'Asia Centrale.
Dietro queste cifre c'è il riconoscimento che la vecchia mappa del commercio mondiale non funziona più. Fino a poco tempo fa, le merci dall'Asia all'Europa viaggiavano lungo due arterie principali. La prima era la rotta settentrionale attraverso la Russia, rimasta per decenni il percorso terrestre più breve. La seconda era la rotta marittima meridionale attraverso il Canale di Suez e il Mar Rosso.
Oggi entrambe queste arterie sono seriamente compromesse. La rotta settentrionale è di fatto chiusa per molti operatori commerciali: le sanzioni contro la Russia, introdotte dopo l'inizio della guerra in Ucraina, rendono il transito attraverso il suo territorio un rischio legale e reputazionale che le grandi aziende non sono disposte ad assumersi.
La direttrice meridionale è stata colpita contemporaneamente su due fronti. Gli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso hanno costretto i maggiori vettori marittimi a circumnavigare l'Africa, aggiungendo settimane ai tempi di viaggio e milioni di dollari ai costi. Lo scontro militare tra Iran e Stati Uniti nel 2026 ha inoltre messo a rischio lo Stretto di Hormuz, una delle principali arterie marittime mondiali, inducendo alcune aziende a sospendere completamente i trasporti attraverso il Golfo Persico.
In queste condizioni, al commercio mondiale rimane sostanzialmente un'unica rotta terrestre affidabile tra Asia ed Europa: il Corridoio di Mezzo, che attraversa Kazakistan, Mar Caspio, Azerbaigian, Georgia e Turchia. Nessuna sanzione, nessun blocco militare, nessuna turbolenza politica. Ed è proprio per questo che Bruxelles ha iniziato a parlarne non più come di un'alternativa di riserva, ma come di una priorità strategica.
La geografia ha conferito all'Azerbaigian una posizione unica: è qui che le merci trasportate attraverso il Caspio sui traghetti vengono scaricate nei porti e poi inoltrate verso la Turchia e l'Europa. Negli ultimi anni, tuttavia, il Paese ha trasformato questo vantaggio geografico in qualcosa di molto più importante: un sistema logistico pienamente operativo.
Il Porto Commerciale Marittimo Internazionale di Baku, ad Alat, è oggi uno dei più moderni del Mar Caspio, capace di gestire milioni di tonnellate di merci e di garantire il trasbordo tra trasporto marittimo e ferroviario. Nelle vicinanze è stata creata la Zona Economica Franca di Alat, dove in futuro dovrebbe sorgere anche un aeroporto cargo.
Ancora più significativo è l'esempio della ferrovia Baku-Tbilisi-Kars. Dopo un'ampia modernizzazione completata nel giugno 2026, la sua capacità è aumentata di cinque volte, passando da uno a cinque milioni di tonnellate di merci all'anno. I lavori hanno interessato 184 chilometri di linea sul territorio della Georgia. Una parte significativa degli interventi nel Paese vicino è stata finanziata e organizzata proprio dall'Azerbaigian: un caso raro in cui uno Stato investe in infrastrutture non soltanto sul proprio territorio, ma per ottenere un risultato comune a beneficio dell'intera regione.
Non meno importante è il lavoro sui dettagli. Al confine tra Azerbaigian e Georgia, nella stazione di Böyük Kəsik, le ferrovie dei due Paesi hanno recentemente eliminato la duplicazione delle ispezioni tecniche dei treni, accelerandone il transito. Parallelamente, la cooperazione viene trasferita in formato digitale, fino all'integrazione dei sistemi doganali. Nella logistica moderna, la velocità dipende dalla rapidità con cui gli Stati si scambiano i dati, e anche in questo campo l'Azerbaigian opera in modo sistematico.
I risultati di questo lavoro sono visibili nei numeri. Alla fine del 2025, il traffico merci lungo il Corridoio di Mezzo ha raggiunto 4,5 milioni di tonnellate, il trasporto container è aumentato del 36%, raggiungendo 76.900 TEU, mentre i tempi di consegna si sono dimezzati, scendendo a 12-15 giorni. Rispetto al 2019, il traffico merci è aumentato di oltre cinque volte. Il primo trimestre del 2026 ha confermato la tendenza: il numero di treni container è cresciuto del 34,4% rispetto all'anno precedente.
Nella logistica esiste una regola non scritta: le aziende non scelgono il percorso più breve, ma quello più prevedibile. E qui l'Azerbaigian dispone di un vantaggio che nessun investimento può costruire da solo: la stabilità politica. Nel 2023 il Paese ha ristabilito la propria sovranità sul Karabakh, ponendo fine a un conflitto congelato da molti anni, e da allora porta avanti con coerenza il processo di pace con l'Armenia. La politica estera di Baku si basa su un approccio multidirezionale: relazioni equilibrate con i vicini e con l'Occidente, partenariato con la Turchia, cooperazione con la Cina, senza partecipare a blocchi militari né essere coinvolto nei conflitti altrui.
Per la Cina, che cerca un'alternativa alle vulnerabili rotte marittime, e per l'Europa, che mira a ridurre la dipendenza dalle infrastrutture russe, ciò rende l'Azerbaigian un partner raro, ugualmente prezioso sia a Oriente sia a Occidente. Non è un caso che persino il Pakistan stia mostrando interesse per il sistema del Corridoio di Mezzo, valutando la possibilità di collegare i propri porti sul Mar Arabico a una rotta che ha già dimostrato sul campo di essere richiesta.
Lo stanziamento da parte dell'UE di 12 miliardi di euro per il Corridoio di Mezzo rappresenta il riconoscimento ufficiale del fatto che l'Europa non può più fare affidamento su rotte che vengono compromesse da sanzioni e guerre e che il futuro del commercio eurasiatico si costruisce dove oggi esistono ordine e stabilità. Le guerre in Ucraina e in Medio Oriente prima o poi finiranno, un giorno le sanzioni saranno revocate e il Mar Rosso tornerà sicuro. Ma le infrastrutture costruite lungo il Corridoio di Mezzo e la fiducia conquistata in anni di lavoro prevedibile rimarranno, qualunque sia l'evoluzione degli eventi.
Mentre alcuni Paesi perdono lo status di partner di transito affidabili, l'Azerbaigian ha costruito metodicamente il contrario, trasformando la stabilità nella propria principale risorsa. Il porto di Alat, la ferrovia Baku-Tbilisi-Kars modernizzata e la digitalizzazione delle frontiere sono tutti risultati di una strategia pensata per i decenni a venire. Per questo, quando oggi l'Europa investe miliardi di euro nel Corridoio di Mezzo, investe prima di tutto nel modello costruito dall'Azerbaigian. E quanto più instabile diventa il resto del mondo, tanto più appare chiaro che il commercio eurasiatico ha un futuro, e che questo futuro passa per Baku.