Energia del futuro dall’Azerbaigian: cosa otterrà l’Europa - ANALISI

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11 Giugno 2026 20:51
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Energia del futuro dall’Azerbaigian: cosa otterrà l’Europa - ANALISI

Il mese scorso a Istanbul, Turchia, Azerbaigian, Georgia e Bulgaria hanno deciso di creare una società congiunta che gestirà il finanziamento e l’attuazione del più grande progetto energetico transfrontaliero della regione.

Azerbaigian ed energia sono concetti inseparabili da oltre un secolo e mezzo. Già alla fine del XIX secolo Baku produceva circa la metà del petrolio mondiale ed è proprio sulle rive del Mar Caspio che nacque l’industria petrolifera moderna. Nell’epoca post-sovietica il Paese si è nuovamente affermato come protagonista energetico grazie a progetti come l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan, il gasdotto TANAP e il Corridoio Meridionale del Gas, che hanno modificato le rotte di approvvigionamento energetico dell’intera regione e ridotto la dipendenza europea da fornitori monopolistici.

Il gas naturale azero raggiunge già Italia, Grecia, Bulgaria e altri Paesi dell’UE attraverso infrastrutture che sono diventate il simbolo della nuova architettura della sicurezza energetica europea. Baku si è costruita la reputazione di partner affidabile: gli impegni vengono rispettati, le forniture non si interrompono e le infrastrutture funzionano regolarmente. Questa credibilità apre oggi all’Azerbaigian una nuova fase di dialogo con l’Europa, non più limitata al gas ma estesa anche all’elettricità prodotta da fonti rinnovabili.

Il passaggio dall’esportazione di idrocarburi a quella di energia rinnovabile rappresenta una logica economica e geopolitica completamente diversa. Petrolio e gas sono risorse finite e soggette alla volatilità dei mercati globali. Sole e vento, invece, sono praticamente inesauribili. Grazie a un enorme potenziale nel settore dell’energia solare ed eolica, l’Azerbaigian ha iniziato anni fa a investire sistematicamente in questo comparto e oggi tali investimenti stanno producendo risultati di portata strategica.

I piani sono ambiziosi e concreti: oltre 10.000 MW di nuova capacità da fonti rinnovabili e circa 4.000 MW destinati all’esportazione verso i mercati europei. Per fare un confronto, 4.000 MW equivalgono alla potenza di quattro grandi reattori nucleari o all’energia necessaria per alimentare milioni di famiglie europee. Questa elettricità sarà prodotta in Azerbaigian utilizzando risorse locali e trasmessa attraverso moderne infrastrutture ad alta tensione via Georgia e Turchia fino alla Bulgaria, porta d’ingresso nel sistema energetico europeo.

Il progetto è ufficialmente denominato “corridoio energetico verde”. Il suo percorso principale attraversa Georgia, Turchia e Bulgaria. L’energia rinnovabile prodotta in Azerbaigian e in parte in Georgia entrerà nella rete turca attraverso TEİAŞ, l’operatore nazionale turco che nell’aprile 2025 ha firmato un accordo di cooperazione operativa con AzerEnerji, per poi raggiungere i nodi bulgari integrati nella rete europea ENTSO-E.

Un ulteriore elemento strategico è rappresentato dal collegamento attraverso il Nakhchivan. In prospettiva, il percorso potrebbe essere esteso tramite il Corridoio di Zangezur, aprendo la possibilità di trasportare energia proveniente dai Paesi dell’Asia centrale verso i mercati occidentali. In altre parole, l’Azerbaigian punta non solo a essere produttore ed esportatore di energia verde, ma anche un hub regionale di transito e un ponte energetico tra Oriente ed Europa.

L’architettura istituzionale del progetto viene costruita in modo graduale. Il memorandum d’intesa firmato a Baku il 4 aprile 2025 ha definito il quadro di cooperazione e avviato la preparazione tecnica. L’incontro di Istanbul, terza riunione ministeriale dedicata all’iniziativa, ha prodotto il primo risultato concreto: la decisione di creare una società congiunta tra i quattro operatori energetici nazionali. Sarà questa struttura a coordinare lo studio di fattibilità tecnico-economica e l’intera realizzazione del progetto.

Il contesto nel quale nasce questa iniziativa è particolarmente significativo. L’Europa sta attraversando uno dei periodi più turbolenti della sua storia energetica. Dalla fine di febbraio 2026, la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran ha sottratto al mercato circa il 20% delle forniture mondiali di gas naturale liquefatto. L’indice TTF, principale riferimento europeo per il prezzo del gas, resta ancora circa il 50% sopra i livelli precedenti alla crisi. L’aumento del costo dell’energia si riflette sull’industria, sulle famiglie e sui bilanci pubblici.

In questo scenario, le rotte terrestri alternative assumono un valore strategico senza precedenti. Il corridoio verde attraverso il Caspio, il Caucaso, la Turchia e i Balcani offre all’Europa diversi vantaggi: diversificazione delle forniture, minore dipendenza dalle rotte marittime e dalle loro vulnerabilità geopolitiche, compatibilità con gli obiettivi climatici dell’UE e maggiore prevedibilità dei prezzi grazie alle energie rinnovabili.

La Bulgaria, primo punto d’ingresso dell’energia verde del Caspio nell’Unione Europea, potrebbe trasformarsi in un importante centro di distribuzione per l’Europa sud-orientale e centrale. Il viceministro dell’Energia bulgaro Kiril Temelkov ha sottolineato che la sicurezza energetica si basa sull’interconnessione e sulla diversificazione, e che reti più integrate consentono ai Paesi di utilizzare meglio le risorse disponibili e condividere elettricità oltre i confini nazionali.

L’energia verde azera si inserisce perfettamente in questa visione. Alle sue spalle vi è una strategia di lungo periodo. La COP29 ospitata a Baku nel novembre 2024 non solo ha attirato l’attenzione internazionale sull’agenda climatica del Paese, ma è diventata anche una piattaforma per importanti negoziati energetici. Accordi internazionali nel settore delle rinnovabili e la partecipazione di grandi operatori come bp, Masdar e ACWA Power fanno parte di una strategia coerente e strutturata.

Un elemento particolarmente importante è che l’Azerbaigian non si limita a offrire risorse energetiche, ma contribuisce a definire le regole del gioco. La creazione della società congiunta tra i quattro operatori significa che Baku diventa co-architetto di una nuova infrastruttura energetica trans-europea. Non si tratta più del semplice ruolo di fornitore di materie prime, ma di partecipazione alla proprietà, alla gestione e alla responsabilità condivisa di uno dei principali corridoi energetici del futuro europeo.

La trasformazione del profilo energetico dell’Azerbaigian non riguarda soltanto i ricavi delle esportazioni o il prestigio internazionale. È una questione di sostenibilità economica a lungo termine. La transizione energetica globale è in corso e, nel lungo periodo, la domanda di combustibili fossili diminuirà. I Paesi che hanno investito per tempo nelle energie rinnovabili si troveranno in una posizione vantaggiosa sia come esportatori sia come destinazioni per gli investimenti esteri.

Grazie alle eccezionali condizioni naturali per la produzione di energia solare ed eolica, soprattutto nella penisola di Absheron e nel Mar Caspio, l’Azerbaigian dispone di tutte le condizioni per assumere una posizione di leadership in questa nuova gerarchia energetica. I 10.000 MW di nuova capacità non rappresentano soltanto una risorsa per l’export, ma anche energia a basso costo per il mercato interno, una base per lo sviluppo industriale e uno strumento per la decarbonizzazione dell’economia nazionale.

Sono già in corso grandi progetti, tra cui il parco eolico Khizi-Absheron, nuove centrali solari e iniziative per lo sviluppo dell’eolico offshore nel Caspio. Ogni gigawatt aggiuntivo contribuisce alla costruzione della futura potenza energetica che l’Azerbaigian intende diventare.

L’accordo di Istanbul segna una svolta qualitativa nella storia energetica del Paese. Per decenni Baku ha consolidato la propria reputazione come fornitore affidabile di petrolio e gas, costruendo infrastrutture che hanno cambiato la mappa energetica regionale. Oggi questa reputazione si trasforma in un nuovo capitale politico ed economico, che consente all’Azerbaigian di diventare uno degli architetti dell’energia verde eurasiatica.

Il passaggio da potenza energetica tradizionale a centro delle energie rinnovabili è il risultato di una strategia di lungo periodo. Dall’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan e dal Corridoio Meridionale del Gas fino al nuovo corridoio verde, tutti questi progetti rappresentano tasselli di una politica coerente pensata per le generazioni future.

L’asse Azerbaigian–Georgia–Turchia–Bulgaria–Unione Europea sta diventando il simbolo di un nuovo ruolo per il Paese, che non si limita a seguire i cambiamenti globali ma contribuisce a plasmarli. Dalle prime torri petrolifere di Baku ai parchi eolici del Caspio e agli impianti solari di Absheron è trascorso più di un secolo. Oggi, però, l’Azerbaigian entra in una nuova era energetica non come semplice fornitore di risorse, ma come partner strategico, hub di transito e uno dei protagonisti della futura sicurezza energetica europea.