Taiwan ha respinto la proposta di riavviare la centrale nucleare di Ma’anshan, chiusa tre mesi fa e ultima ancora operativa sull’isola, riporta Info Punto, citata da Euronews. Al referendum indetto dall’opposizione, i “sì” si sono fermati a 4,3 milioni, sotto la soglia dei 5 milioni necessaria.
Il presidente Lai Ching-te ha accolto l’esito sottolineando che “la sicurezza nucleare è una questione scientifica e non può essere risolta con un singolo voto”. Il Partito Democratico Progressista al governo si era opposto al riavvio per mancanza di garanzie sulla sicurezza e sullo smaltimento dei rifiuti.
Favorevole invece il Kuomintang, secondo cui la continuità dell’approvvigionamento energetico è cruciale per la sicurezza nazionale, soprattutto in caso di blocco cinese.
Il tema ha diviso il Paese: i contrari hanno ricordato i rischi sismici e il precedente di Fukushima, oltre al peso marginale di Ma’anshan sul fabbisogno. I sostenitori hanno avvertito della crescente dipendenza da combustibili fossili e importazioni.
Nel 2024 Taiwan ha coperto il 42,4% del fabbisogno con gas naturale liquefatto, il 39,3% con carbone e solo l’11,6% con rinnovabili, ben sotto l’obiettivo del 20%.