In Italia si svolge un referendum sulla riforma del sistema giudiziario

News
22 Marzo 2026 15:11
4
In Italia si svolge un referendum sulla riforma del sistema giudiziario

In Italia è iniziata la votazione per un referendum nazionale sulla riforma del sistema giudiziario, che prevede una serie di cambiamenti. Secondo il Ministero dell’Interno, al referendum potranno partecipare 51 milioni 424 mila 729 persone.

Le operazioni di voto sono iniziate alle 07:00 ora locale e dureranno due giorni — domenica e lunedì. Nel primo giorno, il 22 marzo, sarà possibile votare fino alle 23:00. Nel secondo giorno, lunedì 23 marzo, i seggi saranno aperti dalle 07:00 alle 15:00 (GMT+1).

I risultati preliminari del referendum sono attesi dopo la chiusura dei seggi, domani dopo le 15:00 ora locale.

Secondo la Costituzione italiana, questo referendum è di tipo «confermativo», pertanto per la sua validità non è necessario raggiungere il quorum del 50%+1 — il risultato sarà considerato valido in ogni caso. Vince la parte che ottiene la maggioranza semplice dei voti.

La riforma sottoposta al voto popolare prevede diversi cambiamenti. Attualmente in Italia una persona che diventa giudice dopo aver superato un concorso unico può, in una fase della carriera, passare al ruolo di pubblico ministero o viceversa, senza particolari ostacoli. La riforma introduce invece la separazione delle carriere: i giudici resteranno giudici e i pubblici ministeri resteranno pubblici ministeri.

Un secondo elemento riguarda il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), organo di controllo e disciplina i cui membri sono eletti dai colleghi e dal Parlamento.

La riforma prevede la divisione del CSM in due consigli distinti — uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. Inoltre, è prevista la creazione di un tribunale disciplinare composto da 15 membri, una parte dei quali sarà selezionata tramite sorteggio.

Questa riforma giudiziaria, preparata dal governo di centrodestra guidato da Giorgia Meloni e che implica una modifica della Costituzione, ha completato il suo iter di approvazione in entrambe le Camere del Parlamento il 30 ottobre 2025.

Poiché la riforma non ha ottenuto la maggioranza qualificata dei due terzi in entrambe le Camere, si è reso necessario sottoporla a referendum popolare.

L’esito del referendum suscita grande interesse. La riforma ha infatti provocato, fin dalla sua presentazione, uno scontro tra il governo di centrodestra, l’opposizione di sinistra e la magistratura.

Il governo sostiene che le modifiche renderanno più rapidi i procedimenti giudiziari e serviranno gli interessi dei cittadini. Secondo le autorità, la presenza di giudici e pubblici ministeri nella stessa struttura istituzionale può portare a legami troppo stretti tra loro, con possibili conseguenze sul diritto degli imputati a un processo equo. Il governo sottolinea inoltre che il referendum non rappresenta un test sulla propria popolarità.

Contro la riforma si sono espressi i partiti di opposizione di sinistra e organizzazioni della società civile, tra cui l’Associazione Nazionale Magistrati (ANM). Secondo loro, la riforma indebolirà il sistema giudiziario e potrebbe porre i pubblici ministeri sotto il controllo del potere esecutivo.

I sostenitori del voto «contro» ritengono che la riforma non sia necessaria, poiché le norme in vigore dal 2022 consentono già ai giudici e ai pubblici ministeri di cambiare percorso di carriera una sola volta.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, alla conclusione della campagna il 20 marzo, ha dichiarato che grazie a questa riforma il Paese otterrà un sistema giudiziario più efficiente. La leader del principale partito di opposizione, il Partito Democratico, Elly Schlein, ha invece invitato i cittadini a votare «contro» per difendere la Costituzione.

Nell’opinione pubblica è diffusa la convinzione che, per la sua portata nazionale, il referendum rappresenti una prova per il governo Meloni. Durante la campagna, l’opposizione ha sostenuto che una vittoria del «no» sarebbe un segnale della perdita di fiducia popolare nei confronti del governo, il che dovrebbe portare alle dimissioni dell’esecutivo.

La capo del governo, da parte sua, ha più volte ribadito durante la campagna che il referendum non costituisce una prova per il suo governo e ha dichiarato che non si dimetterà in caso di sconfitta.

Nelle recenti pubblicazioni e nei commenti dei media italiani si sottolinea che una vittoria del «no» non comporterebbe la caduta del governo, ma potrebbe danneggiare l’immagine di «invincibilità» della coalizione di destra al potere dal 2022.

Secondo la legislazione italiana, la pubblicazione dei sondaggi di opinione è vietata nei 15 giorni precedenti elezioni e referendum.

Negli ultimi sondaggi disponibili, la situazione è stata valutata come praticamente equilibrata, con alcuni studi che indicavano un leggero vantaggio dei sostenitori del «no». Nel periodo successivo all’approvazione parlamentare della riforma nell’ottobre 2025 e fino all’inizio dell’anno, erano state espresse previsioni su una possibile vittoria dei sostenitori del «sì».